I saggi hanno fissato tre preghiere ogni giorno: al mattino, al pomeriggio e alla sera, in sostituzione della preghiera dei tre padri e dei sacrifici eseguiti nel Tempio. Oltre alle preghiere particolari che i patriarchi recitavano quando erano in difficoltà o avevano bisogno di un aiuto speciale, stabilirono per se stessi un momento della giornata in cui pregavano Dio. Avraham nostro padre, che faceva risplendere la luce della fede nel mondo, era abituato a pregare al mattino. Nostro padre Yitzkhàk, che continuò a sostenere la luce della fede che suo padre Avraham aveva scoperto, era abituato a pregare nel pomeriggio al momento dell’offerta al Tempio. Yaakov nostro padre, che affrontò difficoltà e complicazioni che oscurarono la sua vita, e da tutte ne uscì rafforzato, era solito pregare alla sera, per esprimere la sua convinzione che da tutte le tenebre verrà rivelata un’eterna luce superiore. Le preghiere sono anche in sostituzione dei continui sacrifici che venivano offerti nel Tempio, perché le preghiere esprimono l’attaccamento dell’anima a Dio, che è il significato interiore dei sacrifici. I tempi delle preghiere erano determinati in base al momento dei sacrifici, che era il tempo della macellazione dell’animale e con il versamento del sangue sull’altare. La prima al mattino (Shacharit) dalle prime luci dell’alba fino a prima di mezzogiorno. Quella del pomeriggio (Minchà) da mezz’ora dopo mezzogiorno fino a due ore e mezza prima del tramonto. L’ultima era alla sera (Arvit) dalle prime stelle fino a mezzanotte, e successivamente fino alla fine della notte. Queste ore sono ‘ore temporanee’ (relative), cioè la giornata è divisa in dodici parti, ciascuna parte è chiamata ‘ora temporanea’. In estate, quando le giornate sono lunghe, le ore diurne sono lunghe, e in inverno, quando le giornate sono brevi, le ore si accorciano. Poiché durante lo Shabbat, i giorni di festa e il capo mese veniva offerto anche un ulteriore sacrificio, è stata prevista in sostituzione una preghiera aggiuntiva (Mussaf).