I non ebrei che desiderano convertirsi al giudaismo possono farlo. Ciò riflette la convinzione ebraica fondamentale secondo cui le persone hanno il potenziale per trasformarsi (a differenza di alcuni sistemi di credenze, che sostengono che le persone non possono cambiare). Pertanto, chiunque voglia unirsi al popolo ebraico può farlo. Dopo la conversione, un convertito è pienamente ebreo, e c’è una mitzvà di trattarlo con ancora più rispetto degli altri ebrei. Perché anche un lieve affronto rischia di essere molto doloroso. Pertanto, la Torah richiede che stiamo molto attenti a questo. Chi ferisce i sentimenti di un convertito trasgredisce tre distinti divieti. Il primo è il divieto di ferire qualsiasi ebreo. Inoltre, altri due ammonimenti riguardano uno “straniero”, che i Saggi interpretano come un convertito: “Non ingannare né angustiare lo straniero poiché stranieri foste nella terra d’Egitto” (Esodo 22:20), “ E quando un forestiero faccia dimora con voi nel vostro paese, non dovete fargli sopruso(…) amerai per lui quel che ami per te; poiché (anche voi)siete stati forestieri nella terra d’Egitto…” (Levitico 19:33-34). Allo stesso modo, amare un convertito è imposto da due comandamenti positivi. Oltre alla mitzvà di amare ogni ebreo (Levitico 19:18), esiste una mitzvà specifica di amare un convertito: “Amerete lo straniero perché anche voi siete stati forestieri nella terra d’Egitto” (Deuteronomio 10:19). I convertiti meritano di essere amati doppiamente, poiché hanno lasciato il loro popolo e la loro patria di loro spontanea volontà e hanno scelto di unirsi al popolo ebraico. Come risultato diretto dell’accoglienza dei convertiti, gli ebrei sono stati benedetti. Ad esempio, Mosè sposò la convertita Zippora. Più tardi, quando suo padre Jethro volle convertirsi, fu accettato con gioia. Di conseguenza, offrì ottimi consigli, che sono registrati nella porzione della Torah a lui intitolata. Boaz sposò la convertita Ruth; come ricompensa, il loro pronipote fu il giusto ed eroico fondatore della dinastia reale ebraica, il re Davide. Anche Rabbi Akiva, uno dei grandi Tannaim, era un discendente di convertiti.