Ci è proibito degradarci parlando in modo volgare. La volgarità viene definita nibul peh, che letteralmente significa “rendere la bocca disgustosa”. Questo perché si prende la parola, fonte di benedizione e di vita, e la si distrugge. Il discorso che ne risulta è come una nevela (la carcassa di un animale non macellato ritualmente e troppo disgustoso per essere mangiato). Poiché è risaputo che tra i soldati prevale soprattutto il linguaggio volgare, la Torah li ammonisce espressamente a riguardo. Quando il linguaggio volgare include la maledizione di qualcuno, chi parla è anche colpevole di sminuire un altro essere umano.