La preghiera Amida è anche chiamata Shemoneh Esrei (letteralmente “diciotto”) per il numero di benedizioni che contiene. Originariamente erano diciotto, ma ne fu aggiunto un diciannovesimo chiedendo la distruzione dei malvagi che perseguitavano gli ebrei. Le prime tre benedizioni dell’Amida sono la lode; le tredici centrali sono richieste; le ultime tre sono ringraziamenti, che si concludono con una benedizione sulla pace. Ogni benedizione è un paragrafo la cui frase conclusiva inizia con “Benedetto tu Signore”.
Le richieste della sezione centrale esprimono tutte le aspirazioni del popolo ebraico, comprese le richieste personali di salute e di sostentamento. Le tredici richieste a livello nazionale riguardano la saggezza, il pentimento, il perdono, la redenzione, la salute, il sostentamento, il raduno degli esuli, il ripristino della giustizia, la distruzione dei malvagi, la benedizione dei giusti, la ricostruzione di Gerusalemme, la rinascita della dinastia davidica e la risposta alle nostre preghiere. Nella benedizione dedicata al sostentamento chiediamo la pioggia d’inverno e la rugiada d’estate. Bisogna sforzarsi di non confondere le due cose.
Si consiglia di aggiungere richieste personali nella sezione centrale. Ad esempio, si può pregare per la guarigione di una persona specifica (nella benedizione per la salute), per il proprio sostentamento (nella benedizione per il sostentamento nazionale) e per il trasferimento di un parente in Israele (nella benedizione per il raduno degli esuli). L’ultima delle benedizioni centrali, che termina con “Shome’a Tefilla” (“Che ascolta le preghiere”), è formulata in modo molto ampio, quindi vi si può aggiungere qualsiasi richiesta. Si possono aggiungere richieste anche alla fine dell’Amida, prima di fare i tradizionali tre passi indietro.
È preferibile mantenere la kavana (l’intenzione)per tutta l’Amida. Chi ha difficoltà a rimanere concentrato dovrebbe cercare di concentrarsi durante la frase finale di ogni benedizione e come minimo durante Avot, la prima benedizione dell’Amida. Sono disponibili molteplici strategie per migliorare la concentrazione. Ad esempio, alcuni si impegnano a leggere l’Amida dal libro di preghiere, mentre altri pregano con gli occhi chiusi. Ad alcuni piace dondolarsi durante l’Amida sia per dare espressione alle forti emozioni, allo stupore e al tremore che una persona in preghiera dovrebbe provare, sia per coinvolgere tutto il corpo nell’esperienza di preghiera. Altri preferiscono restare fermi, in segno di rispetto. È preferibile pregare in ebraico; tuttavia coloro che non capiscono l’ebraico possono recitare le preghiere nella lingua che comprendono.
Non si può interrompere l’Amida camminando o gesticolando, e tanto meno parlando. Se qualcosa disturba molto una persona che prega, ci si può allontanare o fare un gesto alla persona che fa cessare il disturbo, ma non si può parlare.
L’Amida esprime le aspirazioni più profonde dell’anima. Pertanto va recitato sottovoce, in modo che l’orante sia l’unico a poterlo udire.