Torniamo a spiegare la mitzvà di abitare la Terra di Israele, dal quale dipendono la vita del nostro popolo e il compimento della sua missione. Oltre al precetto generale, secondo cui la terra di Israele deve essere sotto sovranità ebraica e la maggior parte del popolo ebraico deve abitarla, esiste il comandamento individuale per ogni ebreo di risiedervi. I nostri saggi dissero: “Una persona deve sempre abitare nella terra di Israele, anche se si tratta di una città a maggioranza pagana, piuttosto che all’estero in una città a maggioranza ebraica”. Lo status di questo precetto si manifesta in numerose halachot, come ad esempio nel caso di una disputa tra coniugi riguardo al trasferirsi o meno nella terra di Israele: la parte che non desidera farlo deve cedere e, se rifiuta, l’emigrazione nella terra di Israele costituisce un motivo valido di divorzio, in cui chi si oppone perde la somma stabilita nella ketubà. Allo stesso modo, i figli che desiderano trasferirsi nella terra di Israele non devono ascoltare i genitori se questi li esortano a restare all’estero, e solo nel caso in cui i genitori necessitino di assistenza permanente si può valutare di rimanere con loro per alcuni anni al fine di aiutarli. Allo stesso modo, è proibito lasciare la terra di Israele per trasferirsi all’estero, e solo per motivi importanti come lo studio della Torah, il matrimonio o il sostentamento è permesso farlo per un periodo di tempo limitato. Alcuni ritengono che sia vietato uscire dalla terra di Israele anche solo per una breve visita, mentre altri sostengono che, se si tratta di un’uscita di breve durata, non vi è alcuna proibizione. Questa è anche la mia opinione.