L’elemento principale del precetto di contrarre matrimonio è che i coniugi si uniscano con amore. L’espressione più chiara della loro unione avviene attraverso il precetto della gioia nelle relazioni intime (simchat oná), poiché queste li fondono completamente nell’anima e nel corpo, con l’intento reciproco di procurare alla propria metà la massima gioia possibile, fino a raggiungere l’orgasmo, il culmine della felicità.
Il termine oná ha un duplice significato: si riferisce al tempo e alla ricorrenza, cioè il precetto deve essere adempiuto con una frequenza stabilita. E implica l’idea di “attenzione” (una sorta di reciprocità), ovvero ogni coniuge deve essere attento nei confronti dell’altro nel procurargli piacere e gioia.
Dal punto di vista fisico, la vitalità sessuale dell’uomo è limitata, quindi non può adempiere a questo precetto con la stessa frequenza della donna. Perciò, la regolarità dei rapporti è stabilita in base alle possibilità del marito. I giovani sani, nei giorni di vacanza e riposo, hanno il precetto di avere rapporti ogni notte; i lavoratori comuni due volte alla settimana; chi svolge lavori pesanti una volta alla settimana. Quando la coppia è soddisfatta, è opportuno che abbiano rapporti due volte alla settimana, che è la frequenza media per la maggior parte delle persone durante la loro vita. Per i giovani è più indicato tre volte alla settimana, mentre per gli anziani una sola volta. Inoltre, il precetto va adempiuto nella notte dell’immersione rituale e la sera prima di un viaggio di uno dei coniugi. Questo, però, solo se la donna è in stato di purezza, poiché nei giorni di nidá ogni contatto sessuale è proibito.
Il precetto deve essere adempiuto con grande passione e gioia, con ciascun coniuge che si impegna al massimo per dare piacere e felicità all’altro. L’uomo deve assicurarsi che la moglie raggiunga il culmine della gioia. In caso contrario, potrebbe nascere frustrazione, poiché l’avvicinarsi al climax genera una tensione fisica ed emotiva che si libera con la gioia del raggiungimento. Se ciò non avviene, la donna può rimanere tesa e frustrata. Anche la moglie deve essere ricettiva e partecipare al precetto il più possibile, poiché senza la sua volontà e il suo impegno per accrescere la gioia nella coppia, l’adempimento non è possibile. Tuttavia, se la donna è stanca o stressata al punto da non riuscire a raggiungere il massimo della gioia, è accettabile accontentarsi di un rapporto sessuale piacevole senza climax, poiché in questo modo il precetto viene comunque adempiuto. Tuttavia, è opportuno fare in modo che ciò non accada troppo spesso. Il precetto non impone che la donna raggiunga il massimo della gioia durante l’unione, ma che l’uomo la faccia gioire prima e solo dopo si uniscano completamente.
Più i coniugi si danno gioia nei tempi stabiliti per il precetto, meglio è. Questo deriva anche dal precetto “Amerai il prossimo tuo come te stesso”, che implica che ciascun coniuge si preoccupi del benessere dell’altro il più possibile. Se l’uomo priva la moglie di un piacere che potrebbe renderla felice, le arreca un grande danno, perché è l’unica persona che può donarle questa gioia. Se invece è la moglie a privare il marito di questo piacere, lo danneggia profondamente, poiché nessun altro al mondo può colmare la sua mancanza. Questo precetto è chiamato Derech Eretz (lett. “la via della terra”), poiché ogni persona sana desidera un legame gioioso tra marito e moglie, ed è la più grande felicità concreta che un essere umano può sperimentare in questo mondo. Se un uomo o una donna non provano questo desiderio, devono cercare di curarsi in ogni modo per poter vivere questa connessione reciproca con gioia.