La porta d’accesso all’ebraismo è il desiderio di portare bontà e benedizione al mondo ed esigere giustizia. Quando Abramo, nostro padre, aprì la sua tenda agli ospiti, non lo fece perché gli era stato comandato di farlo o perché sperava di esserne ricompensato, fu piuttosto motivato dal suo amore per le persone e dal suo desiderio di aiutarle. Troviamo successivamente che Abramo, nostro padre, e suo figlio Isacco, nostro padre, si impegnarono a scavare pozzi, un’azione che ha in sé una benedizione, perché dai pozzi può essere attinta l’acqua necessaria alla vita di uomini e animali.
Giacobbe, nostro padre, lavorava diligentemente e fedelmente come pastore di pecore, non solo per soddisfare le proprie necessità e trarne sostentamento ma anche perché le persone intorno a lui potessero avere cibo e vestiti di lana.
Allo stesso modo, Giuseppe il giusto, figlio di Giacobbe, nostro padre, fu venduto come schiavo, avrebbe potuto facilmente cadere nella disperazione e lamentarsi della sua sorte, tuttavia, non lasciò che ciò indebolisce il suo spirito. Piuttosto, ovunque andasse, cercò di migliorare la situazione di coloro che lo circondavano, salvando infine l’Antico Egitto da una terribile carestia.
Mosè uscì dal palazzo del faraone e vide un egiziano colpire uno schiavo ebreo, difese lo schiavo ingiustamente percosso e colpì l’egiziano pur sapendo che questo gli avrebbe fatto perdere i privilegi regali. Fu costretto a fuggire a Madian per salvarsi la vita. Lì, vedendo che i pastori impedivano alle figlie di Ietro, un sacerdote di Madian, di abbeverare il proprio gregge, non restò a guardare e, pur rischiando uno scontro con la popolazione locale, lottò perché queste donne potessero vedere rispettato il proprio turno di accesso al pozzo. A merito di questo suo intervento poté prendere in sposa Sefora, la figlia di Ietro. Mosè continuò a migliorare se stesso fino a quando non fu degno di guidare la nazione ebraica a ricevere la Torah sul Sinai.
Ruth la moabita, rimasta vedova del marito, decise di lasciare Moab e accompagnare la suocera Naomi nel viaggio di ritorno verso Betlemme di Giuda, avendo compassione del suo dolore non volle lasciarla sola. Naomi proveniva da una famiglia molto importante ma stava tornando nella sua terra natale povera dopo aver perso marito e figli. Il cuore di Ruth si era aperto alla fede in Dio che le fece riconoscere l’obbligo morale di accompagnare la suocera, starle accanto e condividere le sorti del popolo al quale Noemi apparteneva: si convertì all’ebraismo ed ebbe il privilegio di essere la grande madre dalla quale nacque il regno della casa di Davide. Anche oggi, gli ebrei, siano essi scienziati o persone impegnate socialmente, seguendo le orme dei nostri antenati, mostrano di avere come obiettivo primario quello di contribuire al benessere e alla prosperità della società tutta.
I nostri saggi dicono che tre qualità caratterizzano il popolo d’Israele:
1) misericordia: una forte sensibilità rispetto ai dolori dell’umanità;
2) umiltà: timore di Dio;
3) gentilezza: desiderio di fare del bene all’umanità.